6) Dostoevskij. Nuove forme di delinquenza.
Dostoevskij osserva che se  vero che i delinquenti ci sono sempre
stati, una volta essi erano consapevoli di esserlo, pur non
pentendosi. Quelli nuovi invece sono convinti di aver avuto il
diritto di fare ci che hanno fatto o addirittura di aver agito
per il bene.
F. M. Dostoevskij, L'idiota (vedi manuale pagina 226).

 Volevo dire soltanto che la deformazione delle idee e delle
convinzioni (per usare le stesse parole di Evgenij Pavlovic)  un
fenomeno, disgraziatamente, piuttosto comune che particolare.
Credo persino che se una tale deformazione non fosse tanto comune,
non potrebbero neppure aver luogo quei delitti inverosimili....
Delitti inverosimili? Ma vi assicuro che simili delitti, e forse
anche peggiori, accadevano anche prima, e non solo da noi, ma
ovunque e, secondo me, continueranno a verificarsi ancora per
molto tempo. L'unica differenza  questa: prima c'era meno
pubblicit, mentre adesso se ne parla ad alta voce, e se ne
scrive, dimodoch sembra che i delinquenti siano comparsi al mondo
solo nei nostri tempi. Il vostro sbaglio, principe, sbaglio dovuto
a un'estrema ingenuit, consiste appunto in questo, concluse il
principe Sc... sorridendo ironicamente.
So benissimo anch'io che anche prima i delitti non furono meno
frequenti n meno orrendi di adesso; ho visitato recentemente le
prigioni e ho parlato con molti delinquenti. Ce ne sono di pi
terribili del vostro, colpevoli di una diecina di omicidi, che non
sentono il minimo pentimento. Ma ecco quanto ho notato: il pi
feroce, il pi inveterato assassino, sa di essere un delinquente,
cio riconosce nella propria coscienza, pur non pentendosi, di
aver agito male. E cos  per ognuno di loro. Quelli, invece, di
cui parla Evgenij Pavlovic, non vogliono considerarsi delinquenti
e credono in fondo al loro cuore di aver avuto diritto di agire
come hanno agito, anzi... credono persino di aver agito bene. In
ci consiste, secondo me, la terribile differenza fra i due casi.
Notate pure che sono tutti giovanotti, quindi hanno l'et in cui 
pi facile soccombere alla deformazione delle idee..
F. M. Dostoevskij, L'idiota, Garzanti, Milano, 1978, volume
secondo, pagine 423-424.
